E si sta per cambiar d’abito la storia con un altro anno che volge al traguardo del tramonto.
E così gli alberi si ritroveranno col vestito nuovo, ispessito da un nuovo cerchio che li proteggerà dai venti freddi rendendoli più forti. E così anche la terra si ritroverà un nuovo manto più grande, maturato tra le pagine della storia d’una natura che insegna e ricorda.
Tutto cambierà, foss’anche impercettibilmente: muterà.
Ed assieme alla Natura, pur’io seguirò il corso dell’acqua verso la foce.
E lo farò scegliendo in libero arbitrio il mio bivio personale da intraprendere.
Lo farò accompagnato dai pensieri che, come vascelli fosforescenti, veleggiano ora in oceani di filo spinato che squarciano il cuore già sfregiato dal passato senza mai farmi dimenticare che della mia vita io sono
E ci saranno anche le idee a farmi compagnia che, come auto psichedeliche, scorrono in praterie di rovi solcando quella pelle eretta ad osmotica corazza d'interni dolori. E loro mi ricorderanno che della mia vita io sono anche il Cassiere: rappresento l’organizzatore del contante valore da investire, non pensando al resto d’una giornata tradotta in monetine raccolte nel percorso del tempo che appesantiscono il cammino negl’ultimi gradini della salita, scoprendomi sempre raffreddato da un rientro senza mutande e più leggero.
E, infine, i desideri a chiudere la comitiva che, come sottomarini multimediali, scavano in grotte di lava dilaniando l'anima alla ricerca della scintilla che alimenta il fuoco ricordandomi che della mia vita io rivesto pure il ruolo di Scontrino Fiscale: rappresento il documento della prestazione avvenuta arrotondato per difetto, senza centesimi. Cartina al tornasole d’una manovra finanziaria correttiva nel rientro del debito pubblico e privato e sociale così destinato alla fuliggine del caminetto che prepara sogni nottambuli da consumarsi durante la chiusura temporanea.
E nulla rimarrà com’era in questo panta rei di mesi, giorni, minuti e secondi. E così sofferente, continuerò il mio quotidiano nella convinzione di trovare la parola equilibrio. Quell’equilibrio che si vestirà a nuovo, solamente, nella perfetta libertà di noi. La nostra libertà.
Libertà
E finalmente si è sciolto
anche l’ultimo coagulo di timore
che rivestiva gli occhi stanchi
impedendo al fuoco di alimentarsi
nel desiderio di passioni dimenticate
E ti griderò il mio eterno grazie
urlando a squarciagola la storia
di due stelle scappate al collasso
sconfiggendo il sollevarsi del buco nero
che tutto a sé attrae e poi distrugge
E canterò del sentimento
che tatuava le guance
mentre impronte digitali azzardate
preparavano il risveglio della carne
nel parto del mare in tempesta
che ci annegava in contatti di labbra
Ed aspetterò con impazienza
il sorgere delle notti carnali
in cui possiamo sguinzagliare
le nostre anime a rincorrersi
tra le pareti di questa stanza
E così volano i nostri corpi
alla spasmodica ricerca
della chiave personale
che spalanca le porte del noi
verso l’infinito.
Era ieri il tempo in cui i nostri occhi contemplavano il medesimo cielo.
Quel cielo fatto anche di vuoti di silenzi stampati su pezzi di carta bianchi che mi facevano ribollire il sangue mentre, in preda della mattanza del pensiero, condannavo il cuore a scolpire la primavera che ancora scorreva in queste vene.
Ed io ne uscivo vivo, e lui continuava imperterrito a martellare sempre e sempre e sempre con quel ritmo tribale che sembrava esorcizzare ataviche paure di passati esiliati nelle fiamme dell’oblio.
Ma oggi ciò che si trova al di là della memoria è un cielo diverso dal tuo e quello che si trova al di là del mio cielo non mi piace e mi maledico.
Maledico la mia ostinazione a trovare sempre un perché a tutte le cose.
Maledico questa caparbietà che mi costringe a scavare a fondo del risultato trovando spesso e volentieri anche le risposte che non volevo leggere, che non desideravo realizzare.
Mi maledico perché in questa vittoria di Pirro siamo in due ad aver perso.
Ho perso io che mi trovo ora Principe, Re e regnante di un castello vuoto di sogni futuri di noi crollato in una notte d’estate al primo alito di vento, ancor prima che le avversità suonassero al campanello di casa.
Ed ha perso l’amore, quello vero, quello che viene dal cuore e che si mostra nudo in tutte le sue debolezze e che si mostra cieco imbottendo di massima fiducia tutte le caratteristiche della compagna.
Non quello celebrale fatto di silenzi studiati a tavolino e di mordi e fuggi programmati come una partita a scacchi dove il traguardo è la sopraffazione dell’altro.
No, non quello, ma quello che non corre dietro ad un ti amo scritto nella nebbia dov’è sufficiente un solo raggio di sole per dissipare i contorni chiaroscuri d’una percezione distorta e amplificata dal nostro positivo sentire, quello che combatte per un ti amo sussurrato ad occhi chiusi nel profondo e reverenziale timore di ritrovare ancora la persona quando questi si apriranno.
Abbiamo perso in due ed oggi è giunto il tempo per questo estremo, definitivo, epitaffio.
L’ultimo epitaffio da incidere a sangue nella lapide di un amore malato nato già morto e sepolto ancora vivo: rovesciato.
E’ giunto il tempo di scrivere una ics. Questa ics. La mia ics.
Ics
Anche se fuori piove
ho spalancato le finestre
per sfrattare la puzza dei ricordi
che ancora impregna queste mura
e se non sarà sufficiente
affrescherò a nuovo le pareti
per non soffocare nel fetore
di questo tempio putrefatto
E devo anche
farmi la doccia con la varechina
che le spore della tua pelle
ancora fresche nella mia
mi stanno avvelenando
e mentre ho l’anima disgustata
dal ricordarsi la tua immagine
il mio cuore
vomita
te.