Requiem
Schegge tormentate nel rosso
lanciano pesanti dardi confusionali
contro fondamenta grigio/razionale
del castello del comando vigile.
Vitalità focosa, d’istinto disperato,
assalta ferrea fortezza della luce
ove azioni/reazioni contrastanti
s’azzuffano per la sopravvivenza
d’un quieto vivere utopistico
in volere/potere contrapposto.
Ma al sopraggiungere del tramonto
bianche ginocchia sbucciate
delle fazioni entrambe perdenti,
lentamente, strisciano pesanti
nell’invisibile sentiero del silenzio
lastricato da diamanti in lacrime.
Austero insegnante di pelle viva
marchia a fuoco quest’epitaffio,
irreale come l’alito della morte
e più schiacciante d’un buco nero,
fissalo nel campo di battaglia
e placalo dal respiro del vento.
La colazione
Come ombra senza peso giungo di spalle
zittendo i tuoi capezzoli urlanti
mentre prepari il sublime colore
[ Le tue mani operose con maestria
separano albumi e tuorli d’uova afrodisiache ]
(Sarai la mia tela tra poco)
In partenza volutamente anticipata
offri il collo nella dolce attesa
a sensi che esplodono rincorrendosi nelle vene
[ monti albume a neve densa
amalgamandoli con tuorli e zucchero ]
(cuocimi senza fuoco)
Primavera, nei nostri occhi fanciulli
ritorni con leggiadria smaliziata
esultando l’inizio del gioco
[ incorporo marsala di qualità
per aggiungere calore al colore ]
(fa freddo fuori dai nostri corpi)
Vettovaglie sopra la tavola nuda
scappano per lasciar posto
a giochi di lingua pittrice
[ cospargo di fluida crema
luoghi inaccessibili ad estranei ]
(riscopro i punti del tuo desiderio)