A Capo Linea
Quando giungerò davanti al Tuo cancello
aspetterò con la pazienza sottobraccio
il tramonto dei Tuoi quotidiani impegni
e l’alba del degnarTi nel venirmi ad aprire
Mi troverai comodamente disteso
sulla panchina vicino all’ingresso
fumando sigarette e bevendo spritz
che mi portarono controvoglia da Te
E durante il mio colloquio d’ammissione
non chiedermi del perché in tutto questo tempo
Io Ti abbia sempre rinnegato
Ché Ti porterò dov’è crollato il mio tempo
sotto il peso di cenere calpestata
da fiori bianchi ancora acerbi
sbocciati senza alcuna giustizia
sul prato sacro all’inglese
di pini e salici perfettamente allineati
E non chiedermi nemmeno del perché
Io non Ti abbia mai bestemmiato
Ché Ti accompagnerò dove interrogo l’orizzonte
sforzandomi di comprendere il traguardo
del Tuo disegno ‘sì insindacabile ed oscuro
mentre la terra si accingeva ad accogliere
semplice futuro del mio sangue lacrimato
Non chiedermi nulla e leggimi nudo
troverai le mie risposte che vai cercando
incise nel corpo con la calligrafia della storia.
Stazioni
Le stazioni
dei miei giorni futuri
erano tutte uguali
nelle sfumature
di stanze d’attesa
verso traguardi imprecisi
Ti ho incontrata
timidamente nascosta
dentro il mio giorno migliore
e ti baciai nelle labbra
di sole dalle ali di cera
rimanendone calamitato
nelle altezze degli orizzonti
E sono stati i tuoi occhi
limpidi come la sorgente
del mare libero da increspature
che estrassero la mia piuma
dalla sua prigionia d’ambra
Oggi
le stazioni
dei nostri giorni futuri
sono tutte diverse
nelle sfumature
di stanze d’attesa
verso traguardi illimitati.