Luxuria
S’apre davanti agl’occhi
il terzo canto del gallo
illuminando arcani colori
che formano il tuo porto
mentre si schiude maestoso
per accogliere il mio respiro
Come mare tormentato
da inverno ancora fresco
mi addentro nella tua anima
trovando recondito anfratto
ove poter placare questo vagare
plasmando sogno e realtà
nel sublime conduttore di piacere
che disperato cerca il tuo nome
Flutti sempre più decisi
s’infrangono con ardore
tra scogli consapevoli
arenando coriacei sentimenti
nella riva delle cosce
perdendo l’incedere del tempo
che regola sottili sfumature
Quadro sempre vivo e pulsante
metti a nudo la mia bilancia
dissociata tra carne e anima
e nel fragore dell’esplosione
dello specchio del confronto
non svuotarmi del valore delle cose
ed accettami così come sono.
Decadente
C’è una porta di legno
all’ingresso dello specchio
che se ne sta leggera
noncurante del suo ruolo
socchiusa
indifferente al respiro
che riscalda questa parete
adombrata dal passaggio delle cose
Furiosa sbatte
nella stanza del calendario
in continuo moto embrionale
ove le stagioni dell’intermezzo
vanno e vengono indisciplinate
Così pregano in silenzio
le pareti stinte nel tempo
solcate dal vento gelido
che la porta non trattiene
Amplificando fuga disordinata
arredamento ormai annoiato
tossisce dura muffa verde
figlia dell’inquinamento solitario
Sostano alla fine
solo quattro calcinacci
mescolati alla polvere
trasportata dalle formiche
in doveroso tributo
alla testimonianza del consumato.