martedì, 23 gennaio 2007, ore 21:56

Arciere

E s’aggira a ranghi stretti
(che una manica larga
ha però bassa e perturbabile)
l’ossigenazione vitale
di festosi festeggiamenti
e gaudiosi saturnali

alla sì bella allegoria
che il comportamento
con dovizia insegna

è fatidico il punto d’appoggio
solleva - solleva e
si va attentamente cercando
di quel bersaglio ambito
(dove)
s’intonano spensierati canti
(il bicchiere è bello grosso)
con le gole ben oliate
da mano in gomiti elevate
e con muscoli poco allenati
s’alza

la temperatura

provando il centro perfetto
dello spazio circoscritto

e lo vedi bene o t’illudi di immensa visione – e -

alla soave macchia nera
cala il refrigerio e
dell’energia consumata
nel provare e riprovare
l’abbandono triste vince
la dritta freccia che scocca
in movimento floscio.

Il bersaglio che mai s’è spostato
è allergico alla messa a fuoco
(ed al fuoco stesso)
dalle mortali frecce comuni
senza regolare pedigree

Si giunge inesorabilmente
alla fine del torneo
con la vista offuscata
dalla fuga di dio-ttrie.

E la mano prima salda
ora tremante
innalza al cielo
(nel topico momento)
non più plebei calici
cozzanti e cangianti
che della fuga d’estro
emanano vitalità sinistra
ma nobili frasi d’amore
che
[v]erranno, come
[e]lezioni
[n]on
[g]odute
[o]
[n]on
[o]naniste
aumentate da fulminee occhiate
con la carota solitaria
al traguardo del poligono – e fu centro
illibato, ma da vitali dardi.

 



 

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giovedì, 18 gennaio 2007, ore 12:14

Reiniziandomi

 

 

 

 

 

“Chi ha paura di essere colpito

è il primo a puntare il dito!”

 

Restandomi alle stagioni

con le spalle alla terra

e l’occhiolino al cielo

mentre giovane indice

spettina giocoso le nuvole

senza irriverenza alcuna

 

“Chi ha paura di essere colpito

è il primo a puntare il dito”

 

Rimanendo piccolo al giorno

mescolando nuovi equilibrismi

di pensieri sconnessi sulle strade

e scomporli per poi ricomporli

nel flusso di elementi eterei

dove il tutto diventa uno

l’uno diventa tutto

 

“Chi ha paura di essere colpito

è il primo a puntare il dito?”

 

Riprendendomi indelebile alla vita

con sogni ad infrangere nuvole

e nuvole a piovere candidi sogni

amalgamati dalle dita d’una mano

resa ruvida dal passaggio del tempo

eternamente morbida al sentire

canto che sveglia in piena notte

reclamandomi

 

 

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