Sottoscrivo e
parzialmente rinasco
condannando all’eutanasia
dignità del libero arbitrio
E sono l’incubatrice
di carne atta a sfornare
anche incubi realmente assisiti
Eppure l’ho visto
quel tempo che
completava la vita
in compromessi non detti
Dove non serviva
l’uso della voce
per trovare l’accordo
di vedute differenti
V’era il naturale
incrocio di sguardi
ad avvicinare orizzonti
Quel tempo
schiantato contro un palo
d’una linea elettrica
d’una strada abbagliante
s’è spezzato
inesorabilmente
Ora
spirali sempre aperte
costeggiano il mio tempo
e sto ancora male
se non le chiudo
se non le vivo
se non le vedo
Forse non dovrei
ritrovare ciò ch’è perso
ma non educo
cuore a morire
sottovuoto
E va bene così
io cammino
per completare il mio tempo
che forse ritroverò
che sempre mi manca.